Home Archivio Archivio articoli Sullo sciopero del 17/10/2008
Sullo sciopero del 17/10/2008


Com’è andato lo sciopero dei maggiori sindacati di base dello scorso 17 ottobre? E soprattutto, che cosa è stato, che cosa ha significato? Come ben sappiamo, si è trattato di uno sciopero calato dall’alto dei vertici delle tre sigle interessate (CUB, Cobas, SdL), subìto quindi tanto dai lavoratori quanto dagli iscritti. Non che i motivi per scioperare non ci fossero, anzi! E se anche i punti della piattaforma erano nell’insieme deboli e ambigui, alcuni di questi non potevano non essere condivisi in sé.  Ma questo sciopero, che grazie in particolare alla grande mobilitazione della scuola contro la Gelmini ha avuto un notevole successo mediatico, ha tra le sue più forti motivazioni la necessità di sancire un patto tra queste tre sigle sindacali, in vista di un’unione che possa contrastare la triplice confederale, e non perdere del tutto quel po’ di rappresentanza e di riconoscimento delle controparti. Su tale questione, esiste concretamente il rischio di una grossa spaccatura all’interno del sindacalismo di base (tra RdB e gli altri sindacati appartenenti alla Cub per l’esattezza). Le due distinte manifestazioni (Roma e Milano, tra le quali la prima ha oscurato del tutto la seconda) lo testimoniano in pieno. E potrebbe anche esserci qualcosa di più, ad esempio un preciso progetto politico-partitico dietro questo patto di unione, ma la questione ci interessa poco anche se non la si può ignorare del tutto, perché se così fosse avrebbe di certo ulteriori ricadute sui lavoratori.
Ciò che invece ci sta davvero a cuore è la condizione di noi tutti, di noi lavoratori, precari, disoccupati, pensionati, studenti, cittadini stranieri, di tutte le categorie in questo momento più deboli, che vedranno peggiorare ancora di più il loro stato e le loro condizioni di vita con gli ultimi pesantissimi attacchi del governo. 
Per questa ragione molti appartenenti all’USI sono scesi in piazza lo scorso 17 ottobre, pur non avendo l’USI a livello nazionale aderito allo sciopero per i motivi appena esposti. La situazione che si è venuta a creare va comunque analizzata a fondo, al di là dei numeri dello sciopero. E’ tutt’altro che semplice e chiara, e soprattutto diventa sempre più grave e sempre più delicata se non si capisce, da parte dei lavoratori in primis, che occorre oggi più che mai essere uniti, essere forti, far sentire la propria voce e lottare per riprendersi in mano la propria vita, la vita di noi tutti, che sempre più in tanti oggi non intendono considerare che merce di scambio, merce da sfruttare, da usare per i propri vari interessi, o gettare direttamente via.
Cosa hanno ottenuto o possono ottenere i lavoratori con questo ultimo sciopero? Non sappiamo se è servito a  sancire il patto sindacale di cui dicevamo prima, e se sarà utile quindi ai vertici di CUB Cobas e SdL per contrastare il monopolio della rappresentanza che i sindacati confederali stanno trattando con il governo, non sappiamo se è servito o servirà ad alcuni personaggi che non hanno più spazi e poltrone nel parlamento e dintorni e li cercano nel sindacalismo di base. Ma per quanto riguarda i lavoratori? Molti di loro e molti delegati di base hanno ritenuto giusto scioperare e hanno condiviso le motivazioni scritte dello sciopero. (Alcuni credono anche nell'importanza dell'unità). Sono incazzati per quanto sta accadendo nel mondo del lavoro, per un attacco che si fa ogni giorno più accanito e feroce, e ora l’attacco diventa pesantissimo proprio sullo sciopero in sé. Molti sono scesi in piazza forse proprio sperando di riuscire ad arginare questo attacco. Come rendere efficace tutto questo? Come farlo crescere? Come far capire quale imbroglio e quale danno rappresenta la delega nelle sue varie forme?
Come USI abbiamo molto da fare e da dire a questo punto, e non certo primariamente per distinguerci dalle modalità di azione dei sindacati di base che lavorano per questo patto, né per far vedere il nostro sdegno di esclusi. Il nostro compito è continuare a stare assieme ai lavoratori, e favorire l’aggregazione più ampia possibile di tutti coloro che non si riconoscono nelle logiche concertative e autodifensive, nelle logiche di potere e di interesse, di tutti coloro che vogliono ritrovare e proclamare a voce alta la propria dignità e la propria consapevolezza di esseri umani, la capacità e la voglia di imparare ad autogestire le condizioni della propria vita e del proprio lavoro, sottraendole a chi ne vuole fare un uso indegno.
Credo che quanti di noi hanno scioperato il 17 ottobre abbiano fatto la cosa giusta, sono convinta che quando c'è uno sciopero, si sciopera con i compagni e non si va a lavorare (e neppure si sta a casa). Ora però non bisogna fermarsi. Oltre a fare chiarezza il più possibile sull'attuale situazione del sindacalismo di base, oltre a cercare di risolvere i nostri problemi, incertezze e divisioni interne, oltre a far conoscere che cos'è e cosa vuole essere l'USI, come si distingue e qual'è il suo progetto, la sua idea, quali le sue rivendicazioni e le sue modalità di agire, credo anche, personalmente, che i compagni libertari che si trovano attualmente all'interno di questa nuova "triplice" (i quali dovrebbero riflettere e forse prendere una decisione), non vadano lasciati soli. Così come tutti i lavoratori che hanno scelto di scioperare e di protestare in prima persona il 17 ottobre.
Ora più che mai c'è bisogno di un "vero" sindacato di base, di un sindacato autogestito, oserei dire di un sindacato "rivoluzionario", grande e forte il più possibile, slegato totalmente da ogni velleità politico-partitica, che raduni tutti coloro che credono fino in fondo nell'autodeterminazione dei lavoratori e rifiutano qualsiasi forma di dirigismo e professionismo e qualsiasi interesse personale. Un sindacato che guardi più lontano della semplice autodifesa, della cogestione dell'esistente o della mera fabbricazione di tessere. Un sindacato che non scenda a patti con le controparti. Un sindacato dei lavoratori per i lavoratori. Questo è il nostro compito (chi condivide questo sentire e vuole unire le sue forze alle nostre non può che essere il benvenuto). I vertici degli altri sindacati di base (in coda ai confederali) hanno forse rigettato questo compito. Pazienza. Non abbiamo bisogno di loro. Noi continuiamo a stare con i lavoratori, insieme alla nostra rabbia, la nostra voglia di lotta, il nostro totale disgusto per chi cerca di trarre profitto e vantaggi dalle drammatiche condizioni del lavoro, di chi vive e fa i suoi giochetti, da sempre, come sempre, sulla pelle dei lavoratori.   
Silvia Ferbri