Statistiche
OS : Linux nPHP : 5.2.8
MySQL : 5.0.45
Ora : 03:29
Caching : Disattivato
GZIP : Disattivato
Utenti : 16
Contenuti : 481
Link web : 10
Tot. visite contenuti : 377310
| Per andare ancora più avanti |
|
|
Gino AnconaMiei cari, ma lo si vuol capire che la storia è di chi la fa! La questione non sta in quello che gli altri fanno ma in quello che si deve far noi! Io pongo l'attenzione sull'astensionismo della gente che si da da fare quella che ha capito l'inganno. Poi, su quelli che votan Lega: mi pare che nella Storia il populismo sia stato sempre utilizzato come strumento di controrivoluzione con la funzione di raccogliere le delusioni, la rabbia, i rancori e la voglia d'azione che il lavoro di voluta incapacità della sinistra genera;
se oltre a questo ruolo infame, della sinistra, aggiungiamo l'altro aspetto criminale cioè quello di far finta di voler recuperare, cercando di chiudere la stalla a buoi di già scappati, mandando al macello la gente di già sconfitta perché in ritardo con il treno della Storia, riusciamo a meglio capire il "fenomeno". E’ doveroso aggiungere che gli anarchici, nel quadro appena descritto, assumono, in forma insuperabile, il ruolo esclusivo di fabbricatori di Martiri con la loro atavica incapacità ad assumersi responsabilità rispetto la Storia. Poi mi sembra normale che in qualsiasi processo si metta in moto ci siano delle particelle che sfuggano di controllo e che quindi la “neo triplice” sindacale di “base” vada a perder dei pezzi ma a me sembra più sensato ragionare su come “sbloccare” la Storia anzichè star li a sperare di raccattar briciole. La mancanza di volontà-capacità di elaborazione di un progetto sociale complessivo, ci colloca nella Storia nella condizione che abbiamo sempre subito cioè quella di minoranza anche se maggioritari, questa condizione c’è la si tira dietro sin dalle origini dalla 1° Internazionale e addirittura persino in Spagna, dove si era decisamente maggioritari si è vestito il ruolo di minoranza e, la fabbrica di Martiri sempre a tutta birra. Miei cari, vorrei sottolineare che non è di certo scimmiottando la peggiore tradizione borghese e marxista che si riesce a sopperire a questo nostro atavico deficit, non è di certo inventandosi strutture politiche vuote e destinate a rimaner vuote perchè in conflitto con la nostra ragion d’essere, che risolviamo la questione, non è di certo mettendosi a tavolino cercando di masturbarsi nella propria impotenza, sognando che altri vadano a fare quel che manco noi si fa, non è così che la Rivoluzione avanza. Miei cari, un progetto politico nasce a tavolini e poi lo si battezza in pubblico, un grande esempio della storia è stato il Partito Comunista Cinese. Il Nostro Progetto è un progetto sociale, non può nascere a tavolino, si costruisce con intelligenza collegando-federando con un filo organizzativo i vari pezzi e non uniformandoli ma facendo in modo che acquisiscano più vigore verso l’esterno, ogni singolo compagno deve essere valorizzato dalla forza del gruppo e questo diventa possibile solo se la si pianta di esaurire le energie alla ricerca di una “forma di pensiero” che altri devono sviluppare e realizzare, questo non c’entra una beata minchia con una prassi autogestionara, anarcosindacalista, libertaria, anarchica o come cazzo ci pare a noi. Cari compagni mi sento stupido a doverlo ricordare. Ma per collegare i vari pezzi devi attirare i vari pezzi, avere la “forza” per farlo e, la forza è data dall’autorità o dall’autorevolezza, visto che l’autorità non ci riguarda rimane l’autorevolezza e, l’autorevolezza, la si acquisisce solo ed esclusivamente con l’esempio. E per andar per esempi: sempre grazie alla sinistra ci si trova un bel governo baldanzoso che accomoderà la Italia all’abbisogna dell’aria di guerra che tira e, che non mi si venga a dire che è per il petrolio, questa bufala sinistra utile nella finta Guerra Fredda e ora di smetterla e di riporla negli archivi delle bufale della politica, il petrolio l’han sempre avuto e quando qualcuno ha provato a far diversamente l’han liquidato, come Mattei, senza dover far guerre. Le guerre, da un bel po’ di tempo, si fanno per riavviare il volano dell’economia capitalistica, esclusivamente perché costituiscono il momento più elevato ed accelerato di consumi per lo stesso motivo per il quale bloccarono l’allarme tsunami. E, allora se in America, che è più grande, si buttan giù le Torri, in Italia, che siam più modesti ma anche più intelligenti e non si può tirar di molto la corda se no si spezza, si fa tutto a livello domestico, in casa, casereccio insomma e quale elemento migliore da utilizzare per l’abbisogna se non la Regina della Casa, colei che trepida e palpita e cosa chiede, di cosa ha bisogno e via... solo di un po’ di SICUREZZA e vai con Cavalieri pronti a fornir servigi e soldati, militarizzando il Sacro Suolo, a ripulir tutto, via la monnezza e i Rom che mettono a rischio, i bimbi, il Sacro Frutto degli Angeli del Focolare insieme a topi e scarafaggi. OH!!! Bene dopo la sintetica sintesi psicomediatica, arriviamo al dunque: se qualche imbecille pensa di fermare il tutto incrementando l’industria calzaturiera con passeggiate estenuanti collettive a fine settimana o mandando qualche bravo ragazzo ma dall’aspetto brutto e sporco con un po’ di ferraglia ad ornamento a farsi bastonare davanti al CPT di turno, è proprio fuoristrada o magari lavora per quella famosa azienda che produce Martiri. Io penso e lo sostengo da sempre, da quando si è cominciato a vedere, da noi, qualche faccia abbronzata ma senza macchina fotografica al collo che se si lascia l’iniziativa al padrone lui s’accomoda a suo piacimento e gli umani son solo elementi da inserire in una logica di profitto ma, noi che siam della famosa “Nazione Umana precursori” dovremmo pensare a costruire “l’accoglienza” come i nostri avi ci han insegnato semplicemente cooperando anche perché, da libertario, mi sembra veramente pretestuoso decidere io il che ha da far un altro che sia la mia compagna o il nemico. Quindi, non ci vuole una intelligenza salomonica ma un minimo di buon senso per capire che sia decisamente più difendibile e difficile da espellere un immigrato che è socio di una cooperativa, anziché, un disgraziato recluso in un lager che si lancia contro la recinzione, per disperazione o perché è scemo, quando qualche bravo ragazzo sta li davanti a pigliar bastonate per “solidarietà”. E, allora anziché a perder tempo per sperar di raccatar briciole incominciamo a ragionare sul serio visto che, tra le altre cose, il futuro della classe lavoro è l’immigrazione. Anche se siam stati lenti a capire ora necessita darsi una smossa.
|
Ultime notizie
- Compagni d’Arti e Mestieri ci vediamo a Riotorto
- Resoconto della Conferenza AIT sul lavoro precario, l'autogestione e le cooperative tenutasi a La Vecilla (León, Spagna), 13, 14 e 15 agosto 2010.
- Anarcosindacalismo: una prospettiva di trasformazione sociale
- L’autogestione come autoregolamentazione permanente.
- MUTUO SOSTEGNO






Gino Ancona